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L'ESPERIENZA DELLA TRADUZIONE

News · 14/04/20

Michelle Minach racconta



"Credo che nessuno studente di terza possa aspettarsi di avere già le capacità necessarie per tradurre testi di una certa difficoltà, o per lo meno io non me lo aspettavo, eppure eccoci qui; e non ho, o meglio non abbiamo tradotto solo per questa edizione di Tess ma anche per quella scorsa, uscita in ottobre.

 

Appena il testo in italiano viene consegnato sembra quasi un’impresa titanica, e alla prima lettura non si sa dove andare a sbattere la testa, ma poi, con calma e con pazienza, si inizia e solitamente tutto fila liscio. Anzi, si può anche dire che tradurre sia un modo nuovo e divertente per passare i pomeriggi sia a scuola sia a casa.

 

Non nego che tradurre richieda tempo e molto impegno, ma comunque tutto viene completamente ripagato dalla soddisfazione del vedere la propria “creazione” pubblicata a proprio nome.

 

Ciò che è meglio è che non siamo mai soli a tradurre: spesso siamo divisi in gruppi, e allora ci aiutiamo a vicenda per affrontare anche i testi più complicati. In più, i prof ci offrono tempo e aiuto per svolgere il lavoro al meglio.

 

Ho trovato che tradurre aiuta a sviluppare non solo la lingua, ma anche un pensiero critico oggettivo verso il proprio lavoro e quello altrui al fine di trovare la migliore versione del testo. Inoltre, tradurre ti obbliga a esprimere i concetti in forma sempre nuova e spesso ti ritrovi a dover stravolgere l’intera struttura della frase per dire le cose al meglio, per noi parlare poi del senso di responsabilità che provi quando hai una data entro la quale consegnare.

 

È un qualcosa del quale vado molto fiera, un’opportunità che non tutti hanno soprattutto così giovani. Infatti, ciò che trovo più bello è la fiducia che viene riposta in noi ragazzi quando ci vengono affidati i testi, perché personalmente mi fa sentire parte di un qualcosa di grande e importante e soprattutto mi permette di capire com’è, seppure in piccolo, la carriera del traduttore e se potrebbe interessarmi per il mio futuro."

 

Michelle è una delle studentesse del Liceo Linguistico, coordinato dalla prof.ssa Maria Giovanna Bullock:

 

"Interessante e di grande rilievo per la comunità dei traduttori il tema di questo numero di “Tess” che indaga il dialogo instauratosi tra i mestieri artigiani e il digitale.

Solo quattro anni fa, nel 2016, in un altro articolo, tracciavo infatti un parallelo tra traduttori e artigiani, sottolineando come da entrambe le categorie ci si aspetti la capacità di lavorare “a regola d’arte”.

 

Eppure proprio nel 2016 qualcosa è cambiato nel mondo della traduzione con l’annuncio da parte di Google Brain di un sistema di traduzione automatica basato su reti neurali, in grado di analizzare un’intera frase come unità traduttiva unica anche in presenza di punteggiatura e di articolazione complessa.

 

Tale sistema ha permesso di ridurre del 60% la percentuale di errore rispetto ai sistemi generati con metodi statistici sulla base di corpora linguistici in auge sino a quel momento. A ruota altre piattaforme hanno attivato sistemi analoghi o perfino più affidabili, basati su reti neurali convoluzionali e su ulteriori sviluppi dell’intelligenza artificiale.I traduttori come gli operatori del tessile si trovano dunque a dover fare i conti con un mondo del lavoro in cui le macchine eseguono agevolmente compiti a lungo ritenuti appannaggio umano. E gli uni come gli altri si sono dovuti rassegnare a nuovi equilibri in cui, per fortuna, gli esperti del mestiere giocano ancora un ruolo determinante.

 

Nel campo della traduzione, per esempio, è in forte crescita la PEMT, la “post-editing machine translation”, dove una prima traduzione del testo viene effettuata automaticamente, mentre la revisione del testo viene affidata a un traduttore al quale è affidato il compito di verificare che un testo, apparentemente scorrevole e corretto da un punto di vista grammaticale e lessicale, non si discosti in realtà in modo significativo dal testo originale.   

 

Il nostro compito al Casnati? Insegnare ai giovani traduttori che anche nell’era della Traduzione 4.0 per revisionare il lavoro di una macchina bisogna saper padroneggiare le tecniche tradizionali, proprio come nelle scuole ed accademie della moda viene insegnato ai professionisti del futuro che per operare nell’era dell’Industria 4.0 bisogna saper sì abbracciare le nuove tecnologie, ma anche cogliere l’inestimabile eredità della sapienza artigiana.

E quindi in entrambe le realtà si fa ancora vita “da bottega”, con i vecchi del mestiere che trasmettono conoscenze e competenze per formare figure capaci di combinare la padronanza del mestiere con le nuove tecnologie.

 

 








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