Testimonianze Ex Studenti - Stefano Ciceri
Stefano Ciceri, ex studente dell’Istituto Alberghiero, dopo aver conseguito il diploma continua la sua collaborazione con la scuola occupandosi dei servizi di catering e delle lezioni in laboratorio.
D: Iniziamo dagli anni delle superiori: quali considerazioni hai fatto, una volta terminata la terza media, relativamente alla scelta dell’indirizzo della scuola superiore da frequentare?
R: Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per la cucina: dall’età di 6 anni già cucinavo a casa mia, in più mio zio è un cuoco quindi ho sempre avuto contatti con questo mondo. Fondamentalmente ho seguito una mia passione, soprattutto sono sempre stato interessato ai primi piatti.
D: Secondo te quanto contano la passione e la preparazione nel tuo mestiere?
R: La passione è un elemento necessario in questo mestiere, senza non è pensabile fare questo mestiere. In aggiunta a ciò, la preparazione è importante per arrivare ai massimi livelli.
D: Come mai la tua scelta è caduta proprio sull’Istituto Alberghiero “G. Brera”?
R: Finita la terza media ho visto una pubblicità sul giornale, poi considerata anche la relativa vicinanza (io sono di Erba) ho deciso per questo Istituto.
D: Ti sei specializzato nel settore cucina o sala bar? Come mai hai fatto questa scelta?
R: Io ho affrontato il settore Cucina, per il quale si raggiunge il titolo di cuoco. In un ristorante con questo titolo si può diventare Capopartita, ovvero la figura immediatamente sotto lo Chef, che coordina gli aiutanti. Fondamentalmente ero più interessato alla cucina piuttosto che alla sala-bar.
D: Pensi che l’Istituto Alberghiero ti abbia dato una buona preparazione culturale, oltre che tecnica?
R: Si, anche perché si affrontato tutte le materie, non solo quelle legate alla cucina. La base culturale si acquisisce ugualmente.
D: Ci puoi raccontare qualche dettaglio del tuo lavoro che pensi possa colpire l’attenzione dei nostri studenti o dei ragazzi che si vogliono avvicinare a questo mondo?
R: Per quanto mi riguarda, provo felicità nel vedere i piatti finiti e che piacciono alla gente. Se tu vedi un piatto venuto bene e la gente apprezza, sei soddisfatto. A me capita con le torte, quando vedo le persone rimanere stupefatte sono contento anche io. Comunque è una scelta abbastanza impegnativa, soprattutto per il campo lavorativo: è un mestiere che ti porta a lavorare anche il sabato e la domenica.
D: C’è mai stato qualcuno o qualcosa che ti ha spinto verso il tuo attuale mestiere?
R: Mio Padre mi ha in un certo senso indirizzato: inizialmente avevo il pensato anche di seguire un percorso relativo all’informatica ma mio padre, vedendo la passione che mettevo nel cucinare a casa, mi ha fatto capire che quella era la mia strada. Aveva ragione.
D: Cosa ricordi degli anni trascorsi nel nostro Istituto?
R: Sono stati anni molto belli, i compagni sono stati indimenticabili come anche i professori che sono riusciti ad accrescere la mia passione. Nonostante le difficoltà ad insegnare a ragazzi giovani, non hanno mai smesso di cercare di insegnare sempre qualcosa di nuovo, e per questo devo ringraziarli.
D: Hai mai conosciuto e/o lavorato con qualche Chef famoso? Se si, ci puoi raccontare di cosa si è trattato?
R: Ho conosciuto Gualtiero Marchesi e Pierino Penati nei loro ristoranti: Marchesi ha rivoluzionato la cucina italiana attribuendo sempre maggiore importanza anche all’aspetto visivo di un piatto mentre di Pierino Penati mia ha colpito moltissimo il suo bellissimo ristorante.
D: Pensi che lo studio presso l’Istituto Alberghiero ti abbia dato delle basi necessarie per affrontare questo mestiere?
R: Si, sicuramente mi ha dato una marcia in più. Partecipando agli eventi esterni si migliora la preparazione e la formazione scolastica copre tutti gli aspetti, dagli antipasti al dolce.
D: Ci puoi raccontare qual è stato il tuo percorso professionale una volta ottenuto il diploma? In quali realtà hai lavorato?
R: Durante il quinto anno di scuola ho partecipato ai servizi di catering & banqueting e mi sono piaciuti tanto;
poi mi è stato offerto di collaborare con il catering della scuola nella preparazione gestione dei servizi. Ho colto subito l’offerta in quanto il mio pensiero futuro è avere un catering & banqueting tutto mio e conoscendo già l’ambiente e le persone con cui avrei dovuto lavorare, non mi sono tirato indietro; in più mi sono trovato a insegnare la pratica ai ragazzi dei primi tre anni di corso.
D: Quale deve essere secondo te la dote principale di un buono Chef?
R: La pazienza, nei confronti dei colleghi e del ristorante in generale ma soprattutto la volontà di fare.
D: Quali sono i tuoi obiettivi professionali per il futuro? Cosa pensi di fare un domani?
R: Il mio sogno è di aprire un mio catering: il catering, a differenza ad esempio dei ristoranti, ti permette di pianificare il lavoro e gestire senza particolari problematiche tutta l’organizzazione.
D: Se potessi tornare indietro rifaresti le stesse scelte scolastiche e professionali?
R: Si, ho trovato tanti amici e bravi professori che hanno trasmesso la passione: sono soddisfatto delle mie scelte.
D: Quale consiglio ti senti di dare ai ragazzi dell’Istituto Alberghiero che vogliono intraprendere la stessa tua carriera?
R: Armarsi di tanta pazienza e non preoccuparsi se a volte si viene ripresi o si sbaglia, sbagliando si impara, e tutto ciò fa parte dell’apprendimento.
D: E per i ragazzi della terza media che hanno intenzione di affrontare lo studio dell’Istituto Alberghiero?
R: Non bisogna aver paura di affrontare una nuova realtà: io venivo da erba e nessuno dei miei ex compagni aveva scelto l’alberghiero, inizialmente ho dovuto familiarizzare con persone ed ambienti nuovi ma poi a scuola sono nate tante belle amicizie che coltivo tuttora. In più con questo mestiere si ha la possibilità di vedere molte località e lavorare in realtà di alta classe: anche questo è un aspetto che da molte soddisfazioni.