Testimonianze Docenti - Prof.ssa Maria Giovanna Bullock


Iniziative di       orientamento

Breve Curriculum Vitae:
Docente bilingue, direttrice didattica di British Institutes Como e della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “F. Casati” di Como, responsabile delle certificazioni per il Centro Studio Casnati, ha maturato un’esperienza oramai trentennale nell’erogazione di corsi di preparazione alle certificazioni linguistiche a tutti i livelli, da A1 a C2, del Quadro di Riferimento Europeo. Per British Institutes ha anche collaborato alla creazione di One-Way, il corso di inglese multimediale di Opera Multimedia e British Institutes che ha ottenuto il Label Europeo 2004, un riconoscimento che incoraggia nuove iniziative nel campo dell’insegnamento e dell’apprendimento delle lingue e premia le nuove tecniche di insegnamento delle lingue.


Argomenti del corso e descrizione:
Nel corso dei cinque anni di studio si lavora ovviamente su più fronti. Il biennio privilegia lo studio della morfo-sintassi, ovvero della grammatica, e lo sviluppo della competenza lessicale e pragmatica.

E’ vero che in anni recenti si è spesso sentito dire che imparare la grammatica non sia utile. Io sono fermamente convinta invece che nei primi anni sia essenziale per i ragazzi impadronirsi degli strumenti del mestiere. Usando un’analogia che trovo particolarmente efficace se si vuole ‘scorazzare’ in lungo e in largo alla guida di un’autovettura è necessario saper mettere in moto, inserire le marce, capire limiti e potenzialità del mezzo, conoscere il codice della strada e così via.
Conoscere il ‘codice’ di una lingua significa anche capire il cuore e la forma mentis dei parlanti di quella lingua, capire come percepiscono il mondo, come catalogano l’esperienza. Perché in inglese le minacce si proferiscono sempre al futuro e non con il presente come in italiano? Perché gli inglesi hanno un’infinità di modi per tradurre il concetto di ‘dovere’? Perché l’inglese ha sviluppato una serie di tempi, quelli progressivi, di cui l’italiano non avverte il bisogno? Sono un’infinità le domande che ci si può porre. Ecco, si vuole insegnare perché in un dato contesto un anglofono si esprime in un dato modo. Ne consegue che l’insegnamento dell’inglese non può focalizzarsi sullo studio della grammatica prescrittiva, della regola fine a se stessa, ma deve abbracciare quella che viene chiamata “grammatica descrittiva”, che si occupa del funzionamento della lingua, inclusa quella parlata.

Le ore di conversazione, su cui lavorano in parallelo i docenti di classe e i lettori madrelingua, sono attivate per la lingua inglese fin dal primo anno ed offrono l’occasione di mettere in pratica quanto si apprende nelle altre ore. Si consolidano qui le abilità descrittive, narrative, di interazione, nonché la capacità di esprime e comunicare le emozioni: interesse, curiosità, sorpresa, noia, imbarazzo, orgoglio, soddisfazione, simpatia, antipatia, insofferenza, gioia, tristezza, speranza, paura, disappunto, e così via.
 
Già da alcuni anni si è inoltre deciso di inserire nel POF, il piano dell’offerta formativa, la preparazione alle certificazioni, viste non come in altre scuole come attività integrative, ma come elemento cardine della preparazione linguistica. Le certificazioni linguistiche permettono di classificare la conoscenza linguistica a livelli standard su scala internazionale. Rispondono dunque a criteri di trasparenza e spendibilità sia in ambito scolastico e universitario sia lavorativo. Prendiamo, a titolo esemplificativo, le certificazioni di livello B1, tipo PET, che è l’obiettivo minimo previsto per l’uscita dal biennio: esse attestano la capacità di agire in circostanze in cui è richiesto un uso quotidiano della lingua, di leggere semplici testi e articoli di giornale, di scrivere lettere personali non complesse o prendere appunti durante una riunione. I candidati promossi riescono a utilizzare stili di comunicazione adeguati a varie situazioni e sono in grado di andare oltre i fatti, percependo opinioni, atteggiamenti e stati d’animo nella lingua inglese parlata e scritta. E’ chiaro dunque che questo tipo di lavoro permette di lavorare su tutte e quattro le abilità linguistiche: scrittura, lettura, ascolto e parlato.
Nel triennio si intraprende poi lo studio della letteratura che non è più come spesso in tempi passati il mero studio della storia della letteratura. Vuol dire capire come si è andata costruendo l’identità di un popolo, come si sono formati i suoi valori, significa immergersi nella realtà di una terra, della sua gente, significa ampliare la propria conoscenza e comprensione di diversi processi storici e culturali. L’approccio non è meramente quello cronologico e si studia spesso per percorsi: storia e sviluppo della città, la percezione del diverso, il concetto di legalità, la nascita dell’imprenditoria, la condizione femminile, la nozione di etica, il conflitto tra realtà e immaginario per elencarne solo alcuni. Lo studio della letteratura è occasione ideale per ampliare il proprio vocabolario, capire come funziona un testo, esercitare le proprie capacità di analisi ma anche porsi domande profonde, capire che non si esiste solo nel presente, ma si è parte di un processo e un movimento più vasto. E’ nelle ore di letteratura che l’interdisciplinarietà trova la sua massima espressione: lo studio della letteratura inglese, per esempio, non può prescindere da quello della letteratura italiana o della letteratura delle altre lingue, della storia, della filosofia, dell’educazione civica.

Il liceo linguistico offre anche la possibilità di scegliere tra il classico indirizzo trilingue e vari indirizzi. Personalmente mi occupo della formazione degli studenti dell’area interpreti, un percorso che permette di colmare la tanto temuta dicotomia tra mondo della scuola e mondo del lavoro. La preparazione linguistica è ovviamente più approfondita e si affinano le capacità espressive e la fluency. Il programma è ampio e articolato e si spazia dalle tecniche di memorizzazione e gestione dell’ansia a quelle di traduzione e public speaking. Pur non potendo ovviamente  sopperire alla formazione data da un percorso universitario, il corso permette di cominciare ad avvicinarsi a materie complesse e spesso affascinanti come la mediazione interculturale, le diverse tecniche di interpretariato (chuchotage, interpretariato di trattativa e simultanea), i linguaggi settoriali o microlinguaggi, le tecniche di traduzione per il web, per l’editoria, per il turismo e così via. Nel corso degli anni abbiamo anche avuto incontri seminariali con esperti del settore su argomenti quali la traduzione dei fumetti, la traduzione di dialoghi cinematografici, la traduzione di testi promozionali, per citarne solo alcuni.       

Finalità del corso:
Ovviamente ci si prefigge di aiutare gli allievi a sviluppare sicure abilità ricettive, produttive e di interazione. ricordando che l’obiettivo ultimo non è l’apprendimento, ma l’acquisizione di una lingua. L’apprendimento è un processo conscio, razionale e volontario, che può dare la sensazione temporanea di avere acquisito un risultato positivo, ma non genera comportamenti linguistici autonomi. Quanto viene acquisito invece viene a far parte stabilmente della competenza del singolo ed è su questa competenza linguistica che si basa la produzione linguistica vera e propria.